contenuto

“In psicologia, la pareidolia è un’immagine di nuvole nel cielo a cui la mente umana attribuisce un significato.
È un precursore dell’allucinazione.
Ma tu lo saprai, no?” Adrian Sauer

 

Secondo una versione alternativa del mito, Elena non andò mai a Troia. Fu una nuvola ad andarci, un pezzo di cielo, un eidolon, un fantasma d’aria con le sembianze di Elena; un inganno celestiale. La pareidolia è stata lo stratagemma, l’allucinazione, la nebulosa scusa per iniziare la guerra che definito la cultura occidentale. Non a caso Euripide si chiese: “e per una nuvola abbiamo sofferto tanto, solo per questo?”.

In nuvolario #Helena, il corpo di Maria Isidora Vincentelli si fa, letteralmente, meteora. Movimento rotatorio che svanisce nel cielo sfuggendo alla violenza che riduce fenomeni complessi e mutevoli in sintassi governabili.

 

read-more READ MORE read-more

 Come si può fissare l’effimero in una sintassi? Logiche grammaticali si impongono a paesaggi inafferrabili e, se una nuvola o un fiume si comporta male, inventiamo il linguaggio del rischio; bomba d’acqua, alluvione, uragano, violenza, sprofondamento, guerra.

L’idrologia, la mitologia e la sociologia rivelano le logiche di dominio che disciplinano i paesaggi e i corpi attraverso mappe, confini e sistemi di classificazione. In contrapposizione alla natura statica della linea, nuvolario #Helena propone la mutevolezza dell’aria come metafora di una materia e di un’esistenza che sfuggono al controllo.

Le tassonomie culturali si assomigliano tutte e bisogna ricordarsi, ricordarsi sempre, che “la mappa non è il territorio”.

 

nuvolario è un progetto che guarda all’insù, una osservazione della potenza trasformativa delle nuvole nel più illusorio dei meccanismi; vedere quello che non c’è. Relegate al dominio della vaghezza per la loro tendenza a nascondere i riferimenti celestiali, le nuvole sono state a lungo percepite come nemiche del pensiero chiaro e lucido, la nemesi di filosofi e scienziate.
Tuttavia hanno sempre decifrato la realtà svelando l’ingannevole trasparenza dell’aria e segnalando altri fenomeni atmosferici; un aspetto che, unito alla loro natura mutevole, le ha rese l’ossessione di pittori, fotografi, meteorologi e militari.

Filippo Andreatta, con OHT, esplora la vertigine sfuggente dei paesaggi celesti e il loro precipitato nel nostro presente. Visibili solo da lontano, le nuvole sono il raro momento in cui l’atmosfera si materializza, una tassonomia delle forme del cielo che attraversa il palcoscenico e i suoi artifici celestiali.

Evanescente come una nuvola, il progetto cambia continuamente forma pur rimanendo invariato nel suo nome: nuvolario.

anno

2026

durata

0:40:00.0

genere

teatro

credits

NUVOLARIO #HELENA

di OHT / Filippo Andreatta

> regia, scena e scrittura Filippo Andreatta
> con Maria Isidora Vincentelli
> testo Prathima Muniyappa
> musica e suono Davide Tomat
> scenografo associato Cosimo Ferrigolo
> ricerca drammaturgica Veronica Franchi
> tecnica Marco Filippone
> creative producer Kseniia Prokofeva
> sguardo curatoriale Aditi Kapoor
> amministrazione Lucrezia Stenico
> fotografie Giacomo Bianco
> animale guida yún (云)

> produzione Office for a Human Theatre [OHT], La Contrada Teatro stabile di Trieste
> residenza artistica saari Residence / Kone foundation (FI), Teatro alla Cartiera Rovereto, Grand Theatre Groningen (NL), Centro di Residenza delle Arti Performative del Friuli Venezia Giulia / La Contrada Teatro stabile di Trieste

> con il supporto di MiC, Fondazione Caritro, Provincia Autonoma di Trento, Comune di Rovereto

storia produzione

27.X-02.XI.2025 > teatro alla Cartiera, Rovereto > residenza
18-20.II.2026 > La Contrada Teatro stabile Trieste > residenza + open studio
01-06.III.2026 > Grand Theatre Groningen [NL] > residenza + open studio
28.V.2026 > Primavera dei Teatri, Castrovillari > preview
26.IX.2026 > festival delle 100 Scale, Potenza > preview
18.X.2026 > Periferico festival, Modena > premiere

numero repliche

05