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Chi ha voce nello spazio pubblico della città?
Chi decide quali storie, lingue e corpi possono abitarlo?
E cosa accade quando la cultura diventa pratica di cura, ascolto e relazione?

 

Urban Regeneration è un progetto triennale all’interno del bando Welfare a KM Zero e realizzato grazie alla collaborazione fra enti, realtà e istituzioni locali. Il progetto prende forma all’Urban Center di Rovereto come spazio e processo di co-esistenza e trasformazione condivisa. Un luogo che si apre alle comunità come ambiente attraversabile, in cui generazioni, culture e vissuti diversi possono incontrarsi.

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Al centro della programmazione di OHT ci sono donne e giovani con background migratorio, comunità spesso escluse dai processi decisionali e dalla programmazione culturale.
Attraverso pratiche artistiche e di autonarrazione, lingue, memorie, gesti e visioni diventano materiali vivi, capaci di risuonare tra le persone e nello spazio che abitano.

L’Urban Center si configura come ecosistema da abitare e trasformare collettivamente, in cui la presa di parola diventa legittima e condivisa. Uno spazio in cui le storie possono riconoscersi, intrecciarsi e generare appartenenza. Un luogo da abitare dove la cura diventa pratica culturale e politica.

 

Pratiche e laboratori
[in progress]

 
> a cura di Marie Moïse

LABORATORIO DI RICORDI. LE PAROLE PER RICAMARE UNA MEMORIA COLLETTIVA >19.12.2025
Dalla lettura di Sedici parole, romanzo di esordio di Nava Ebrahimi, e da una scatola di oggetti poetici nasce un percorso di ricordi e narrazione di sé; attraverso la pratica dell’autocoscienza e dell’ascolto femminista il racconto in prima persona diventa gesto politico e permette a nuova memoria collettiva di mettere radici.
>orario 17.00-19.00

MEMORIE DA SOTTOPELLE. LABORATORIO DI COREO/GRAFIE DECOLONIALI > 22.01.2026
Il laboratorio propone una pratica collettiva di rielaborazione teorica e performativa dell’esperienza incarnata dei rapporti di dominio e della loro colonialità. I versi di poete e pensatrici razzializzate si intrecciano alle memorie per trasformarsi in parole, movimento e contatto. 
>orario 17.00-19.00

CHI SI PRENDE CURA DI ME – PER UNA MAPPA DELLA CITTÀ DELLA CURA > 28.02.2026 
C’è una città un po’ reale e un po’ immaginaria; è fatta di spazi, di rifugi interiori e delle nostre esperienze
di fioritura reciproca. Ora si tratta di mapparle e tracciare vie per incontrarci e renderla vera.
>orario 10.30-11.30

 

 

> a cura di Maryame El Qabach 

LE LINGUE CHE CI ATTRAVERSANO > marzo-ottobre 2026 
Un ciclo di incontri di lettura condivisa, riscrittura e momenti di dialogo in lingua madre e in italiano per esplorare testi che parlano di corpo, memoria e migrazione.

 

> a cura di Sara Leghissa

TRA AZIONE E PAROLE.
Dalla pratica di osservazione al "vandalismo queer"
> 13-14 marzo 2026; 10-11 aprile 2026; 8-9 maggio 2026 

Negli ultimi anni Sara Leghissa ha sviluppato una serie di opere incentrate sul concetto di “affissione selvaggia”, una pratica utilizzata per comunicare messaggi plurali in contesti urbani attraverso l'affissione legale e illegale di manifesti. I manifesti diffondono parole e frasi nello spazio pubblico che riflettono anche sui processi di invisibilizzazione e politiche di esclusione di alcune comunità.
Durante i laboratori gruppi di giovani e giovanissim* sono invitat* a prendere parte a conversazioni collettive, esplorare gli spazi pubblici di Rovereto, a fare insieme delle proposte di messaggi e infine a creare dei poster da affiggere sui muri della città. I manifesti diffondono parole e frasi nello spazio pubblico che riflettono anche sui processi di invisibilizzazione e sulle politiche di esclusione e repressione di alcune comunità, compresa quella dell3 student3.

 

quando

2025 - 2027

dove

Urban Center, Rovereto

participants

 

> Marie Moïse 
Phd in Filosofia politica, fa ricerca e attivismo in ambito femminista e costruisce reti di mutualismo femminista e cura di comunità. Insegna alla Stanford University Florence e collabora con l’Università di Innsbruck. È traduttrice e co-traduttrice di varie pubblicazioni tra cui "Donne, razza e classe" di Angela Davis (Alegre, 2018), e traduttrice di "Da che parte stiamo. La classe conta" di bell hooks (Tamu, 2022) e "Pleasure activism. La politica dello stare bene" di adrienne maree brown (nero, 2022). Le sue ricerche vertono principalmente su questioni postcoloniali e di genere in un’ottica intersezionale.



> Maryame El Qabach 
opera tra educazione, attivismo culturale, scrittura e ricerca artistica. Vive tra lingue che si incontrano, si scontrano e si reinventano a vicenda: una genealogia migrante in cui la parola non è mai una sola, ma un luogo in continuo movimento. Nella sua pratica artistica la voce dialoga con il gesto e il ricamo si fa scrittura tattile. In questo gesto le mani proseguono il pensiero della lingua, trasformando il filo in racconto di una memoria condivisa: uno spazio in cui si restituisce al mondo nuove possibilità di dare e darsi voce.



> Sara Leghissa
artista indipendente, il suo lavoro abbraccia creazione, arte performativa e curatela e la sua ricerca nasce da un bisogno di connessione, condivisione e trasformazione con i contesti e le persone. Negli ultimi anni ha sviluppato un corpus di opere radicate intorno alla nozione di “wild posting”, una pratica utilizzata per comunicare messaggi sociali, politici e culturali negli ambienti urbani attraverso affissioni legali e illegali. Ha presentato il proprio lavoro, tra gli altri a Santarcangelo Festival (IT), Short Theatre (IT), Triennale Teatro Dell’Arte (IT), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (IT), Museo Macro (IT), La Casa Encendida (E), Festival Parallèle (FR), Saal Biennal (EE), Mir Festival (GR), Malta Bienniale Art (MT).

> Giacomo Lorandi
cuoco, fermentatore e ricercatore gastronomico. Laureato in economia e con un master in innovazione di pratiche alimentari. Ha come fulcro della sua ricerca professionale e di vita il cibo, il quale viene studiato non solamente come prodotto finale e finito ma come ecosistema di luoghi, saperi e persone. Ama usare la pratica della fermentazione sia per creare sapori nuovi e diversi ma anche e soprattutto come esempio di cooperazione intra-specie. La sua cucina rispecchia la sua etica: rispetto per la materia prima e chi l’ha prodotta, stagionalità e riduzione dello spreco.

 

> Noura Tafeche
artista visiva, onomaturga e studiosa indipendente, il suo lavoro si sviluppa attraverso una ricerca che intreccia media studies, culture visuali e filosofia del linguaggio, con un’attenzione particolare alle estetiche delle micro-culture online e alla rappresentazione visiva di immaginari speculativi. La sua formazione affonda le radici negli studi post-umani e critici, ibridati da una forte influenza della net.art e da una sensibilità per l’umorismo radicale. Si è laureata in Media Art presso l’Accademia di Brera e attualmente sta conseguendo una laurea in Filosofia. Al di là del percorso accademico, è stato The Influencers Festival a rappresentare la sua vera scuola, contribuendo in modo decisivo alla definizione del suo approccio e della sua pratica artistica.

credits

> un progetto di Office for a Human Theatre 
> con Oriente Occidente, ATAS onlus, cooperativa gruppo78, Comune di Rovereto e Comunità della Vallagarina


> da un'idea di Anna Benazzoli,
> a cura di Anna Benazzoli, Elisa Pezza
> consulenza artistica Filippo Andreatta
> amministrazione Lucrezia Stenico
> comunicazione Veronica Franchi


> con il sostengo di Welfare a KM Zero, Fondazione Caritro, Provincia Autonoma di Trento, Fondazione Carlo Demarchi

2025 - politiche culturali