contenuto

Alle 12:22:55 del 19 luglio 1985, circa 180.000m³ di fango biancastro travolsero con violenza l’abitato di Stava ad una velocità di 90 chilometri orari, spazzando via tutto in appena 7 minuti: alberi, case, persone, alberghi, strade. Una catastrofe senza salvezza che a quasi 35 anni di distanza risulta ancora irrappresentabile.
Filippo Andreatta fondatore di OHT, già autore dello spettacolo “Curon/Graun”, ispirato alla vicenda del paese sommerso in Val Venosta, guarda a Stava come momento epifanico dell’ambiguo rapporto tra l’uomo e il paesaggio di montagna e lo affronta come una “tragedia alpina”. Nella scena, svuotata da ogni tentativo di rappresentazione materica, la sola cronaca dell’accaduto ricostruisce istante per istante la storia della tragedia e dipinge un delicatissimo ed emozionante affresco dalla valle distrutta. A riempire lo spazio la potenza evocativa della musica eseguita dal vivo dall’Ensemble Vocale Continuum diretto dal Maestro Luigi Azzolini.
Come nella tragedia antica nella quale il coro rappresentava la voce della comunità, nella moderna “tragedia alpina” di OHT i coristi accompagnano con il canto la narrazione degli avvenimenti e diventano un fantasma emotivo della popolazione di Stava. Protagonista “in absentia” la potenza della natura contro la quale l’uomo ha peccato, e continua a peccare, di arroganza e superficialità. L’opera giunge a un anno dalla tempesta Vaia che ha devastato i boschi del Trentino, per far riflettere ancora una volta sulla presunzione dell’uomo che cerca di dominare la montagna e sulla forza distruttiva della natura che si ribella e, al tempo stesso, per offrire un’occasione di purificazione e riscatto nei confronti di quelle vette che definiscono il nostro orizzonte.
[testo di Chiara Marsilli]

read-more READ MORE read-more

Catastrofe è una parola legata alla tragedia greca. Indica il rovesciamento della storia, l’evento che scioglie la trama e porta alla catarsi. In 19 LUGLIO 1985 non c’è catarsi perché la catastrofe è letterale. È il rovesciamento del fango biancastro dai bacini di decantazione: “la metafora non è una figura retorica, bensì un’immagine sostitutiva che si presenta concretamente, in luogo di un concetto” per usare ancora le parole di Nietzsche. La concretezza di quest’immagine è il vuoto lasciato dalla valanga che ha spazzato via tutto. Davanti a questo vuoto, a questa catastrofe, l’unica possibilità è usare il coro perché fin dalla tragedia greca l’apparizione del coro corrisponde a una dichiarazione di guerra al naturalismo in arte.
Una scelta estetica radicale che si materializza in una presenza collettiva e quindi politica dell’arte: il coro confessa l’inammissibilità di questa catastrofe, l’irrappresentabilità di questa tragedia. Nella scena vuota rimane lo spettro del coro tragico che canta Lux Aeterna, i cui canoni musicali si modulano in ritmi e tempi dissonanti. Le voci diventano una massa sonora densissima e priva di una direzione precisa, esattamente come la colata di fango che ha spazzato via la val di Stava: densissima e priva di una direzione precisa. Urla dissonanti e innaturali in un requiem che fa piombare il teatro occidentale nella sua nascita: la tragedia attica. Ma se nella tragedia greca la tracotanza umana si declina nei confronti del divino, in 19 LUGLIO 1985 l’hýbris umana si compie nei confronti del paesaggio alpino.
[testo di Filippo Andreatta]

György Sándor Ligeti
Nato il 28.V.1923 in Transilvania, morì il 12.VI.2006 a Vienna. Fu un compositore fondamentale nella musica d’avanguardia per lo sviluppo del colore tonale e il movimento di massa del suono. La maggior parte della musica di Ligeti dopo la fine degli anni '50 comporta approcci radicalmente nuovi alla composizione musicale. Intervalli, ritmi e armonie musicali sono spesso indistinguibili ma agiscono insieme in una molteplicità di eventi sonori per creare musica che può comunicare serenità così come un movimento dinamico e angoscioso. Esempi di questi effetti si trovano in Atmosphères (1961) per orchestra; Requiem (1963-65) per soprano, mezzosoprano, due cori e orchestra; e Lux Aeterna (1966) per coro. Queste tre opere furono successivamente utilizzate nel film di Stanley Kubrick 2001: A Space Odyssey (1968), che fece conoscere Ligeti a un pubblico più vasto. Ligeti ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Großer Österreichischer Staatspreis (1990), il premio Praemium Imperiale per la musica della Japan Art Association (1991) e Theodor W. Adorno Prize della città di Francoforte per eccezionali risultati musicali (2003).
(fonte: https://www.britannica.com/biography/Gyorgy-Ligeti)

Disastro della Val di Stava
Fu un'inondazione di fango che si verificò alle 12:22:55 del 19 luglio 1985, nella Val di Stava in Trentino. L'inondazione fu causata del cedimento degli argini dei bacini di decantazione della miniera del monte Prestavel, che causarono la fuoriuscita di circa 180.000 m³ di fango che travolsero violentemente l'abitato di Stava a una velocità di circa 90Km/h per un tragitto di quasi 4,2Km. 03 alberghi, 53 case, 06 capannoni e 08 ponti vennero distrutti. Morino 268 persone, di cui 28 bambini sotto i 10 anni, 31 ragazzi con meno di 18 anni, 120 donne e 89 uomini. In oltre 20 anni di attività precedente alla catastrofe, i bacini non furono mai sottoposti a serie verifiche di stabilità da parte delle società concessionarie o a controlli da parte degli Uffici pubblici della Provincia Autonoma di Trento cui competeva l'obbligo del controllo. La Commissione ministeriale d'inchiesta accertò che "tutto l'impianto di decantazione costituiva una continua minaccia incombente sulla vallata. L'impianto è crollato essenzialmente perché progettato, costruito, gestito in modo da non offrire quei margini di sicurezza che la società civile si attende da opere che possono mettere a repentaglio l'esistenza d’intere comunità umane."

anno

2019

durata

0:50:00.0

genere

tragedia alpina

credits

19 LUGLIO 1985
una tragedia alpina

> spettacolo di OHT | Office for a Human Theatre

> “Lux Aeterna” di György Sándor Ligeti
> “Again – after ecclesiastes” di David Lang
> “ndormenzete popin” canto di montagna
> coro / Ensemble Vocale Continuum
maestro del coro Luigi Azzolini

> regia, scena e testo Filippo Andreatta
> drammaturgia Marco Bernardi
> corifeo, musiche e suono Davide Tomat
> scenografia e costruzione Alberto Favretto
> luci William Trentini
> responsabile palcoscenico Viviana Rella
> best-girl Letizia Paternieri
> assistente regista Veronica Franchi
> video Armin Ferrari
> produzione e amministrazione Laura Marinelli
> promozione e distribuzione Laura Artoni
> esperto giardiniere Cleto Matteotti
> tecnico del suono Claudio Tortorici
> sviluppo elettronico e automazioni Enrico Wiltch
> animale guida il Cervo

> produzione OHT
> co-produzione Romaeuropa Festival, Centro Santa Chiara Trento
> residenza artistica Centrale Fies art work space
> con il contributo di Fondazione Caritro, Provincia Autonoma di Trento
> con il patrocinio della Fondazione Stava 1985

> grazie a Bruno Ballardini, Michele Longo, Matthias Losek, Susanna Sara Mandice, Sandro Piovesana, Virginia Sommadossi, Chiara Zanoni e il boscaiolo

storia produzione

07.XI.2019 Trento, Teatro Sociale premiere
08-09-10.XI.2019 > Trento, Teatro Sociale
04.VII.20 > Dro, Centrale Fies [site-specific version]
18.VII.20 > Cividale del Friuli, Mittelfest

29.IX.2020 Roma, Romaeuropa Festival
24.XI.20 > Teatro Sociale, Como

numero repliche

9